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14 errori da evitare per aumentare la retention del personale

retention dei dipendenti

La tua azienda ha un tasso di turnover molto alto che sta creando problemi al business?

Un alto tasso di turnover aziendale è un po’ come una febbre. Non una malattia in sé ma un sintomo, un indizio che qualcosa, all’interno dell’organismo-azienda, non sta funzionando correttamente.

Il più delle volte dietro un forte turnover si nasconde, infatti, qualche errore nella strategia di selezione e di retention delle risorse umane.

Per durare nel tempo, il “matrimonio” tra azienda e dipendente richiede uno sforzo da entrambe le parti. Dal dipendente è legittimo aspettarsi una certa “fedeltà”, a patto di dargli dei buoni motivi per rimanere a lungo, evitando di commettere errori strategici.

Ecco alcuni dei più comuni.


1. Selezione poco accurata

Anche la strategia di employee retention più accurata è destinata a fallire se abbiamo commesso l’errore di assumere un nuovo dipendente non in linea con i valori e il clima aziendale.
Per questo è fondamentale che in fase di colloquio – ma anche attraverso le operazioni di employer branding sul proprio Career Site, sui canali social aziendali e altrove – venga trasmessa chiaramente al candidato l’atmosfera che si respira in azienda giorno dopo giorno.
Altrimenti rischiamo di farlo sentire un pesce fuor d’acqua fin dal primo giorno.


2. Nessuna strategia di Onboarding

Il processo di accoglienza e integrazione di un nuovo dipendente di molte aziende si limita solamente al disbrigo delle pratiche burocratiche.
È una grossa opportunità mancata: proprio le prime settimane di lavoro sono infatti decisive nel “fidelizzare” il nuovo dipendente. Possiamo affiancargli un tutor, presentarlo ai colleghi, trasmettergli i valori aziendali, chiarirgli aspettative e obiettivi e assicurarci che questo periodo di transazione per lui sia se non piacevole perlomeno indolore.


3. Obiettivi poco chiari

I dipendenti sanno esattamente cosa ci si aspetta da loro anno dopo anno, o si trovano troppo spesso a brancolare nel buio, insicuri su quale sia l’impatto delle loro attività sul business aziendale?
Stabilire insieme gli obiettivi per l’anno o il semestre in corso è una pratica fondamentale per ogni azienda, con un sicuro ritorno rispetto al tempo investito.


4. Assenza di percorsi e opportunità di carriera

Quanto a lungo resteresti in un’azienda che non ti offre alcuna opportunità di carriera? Probabilmente, non più di qualche anno.
Se vuole avere dipendenti motivati e fedeli, un’impresa deve garantire – in maniera chiara e trasparente – ampie possibilità di crescita al suo interno. Altrimenti i migliori talenti cercheranno nuove realtà in cui poter esprimere tutto il loro potenziale e l’esperienza accumulata negli anni.


5. Scarsa attenzione al welfare

È ormai comprovato da numerosi articoli e statistiche quanto – a parità di costo per l’azienda – i benefit possano avere un effetto superiore allo stipendio sul tasso di retention del personale. Soprattutto ora che in Italia sono diventati particolarmente vantaggiosi a livello fiscale.
I benefit da mettere a disposizioni dei dipendenti sono tantissimi e alcuni di essi non richiedono alcun esborso economico. Eccone 57 da prendere in considerazione.


6. Nessun piano di formazione

Un dipendente di valore sente il bisogno di coltivare le proprie competenze e conoscenze per restare competitivo nel lavoro che svolge. Un’azienda che non propone corsi di formazione interni o non supporta i propri collaboratori nella frequentazione di corsi e master executive corre il rischio di perdere rapidamente competenze fondamentali per la propria competitività. Competenze che, con tutta probabilità, saranno acquisite da aziende concorrenti.


7. Assenza di premi

I bonus legati alle “prestazioni” sono un classico per alcuni ruoli, per esempio i commerciali, ma si possono applicare – con ottimi risultati sui tassi di retention – anche agli altri. Se la qualità del lavoro viene riconosciuta con un extra c’è un ottimo motivo in più per essere soddisfatti dell’azienda in cui si è.


8. Poca flessibilità

Senza dover diventare campione di smartworking – una modalità di lavoro non adatta a tutti i contesti – un’azienda può aumentare considerevolmente la propria capacità di retention dei dipendenti evitando inutili rigidità, per esempio sull’orario di lavoro, sul dress code o sulle procedure interne.


9. Micromanagement

Tutti i lavoratori hanno voglia di crescere e assumersi maggiori responsabilità. Se in azienda i manager praticano regolarmente la micro-gestione, soffocando le loro ambizioni, è normale che i dipendenti inizino a valutare la possibilità di cambiare aria.


10. Stipendi inadeguati

Lo stipendio è di certo un elemento importante nella strategia di retention dei dipendenti, anche se raramente decisivo per le aziende che perseguono ottime politiche di benefit ed engagement del personale. Fai un benchmarking dei competitor per assicurarti che la tua azienda offra retribuzioni competitive e intervieni laddove necessario.


11. Ignorare i feedback

Per un dipendente non c’è nulla di più frustrante che accorgersi di non aver alcun peso nelle decisioni aziendali, anche quando avrebbe tutte le competenze giuste per partecipare alle discussioni.
Per una buona azione di employee retention ascoltare le idee dei collaboratori non basta: bisogna anche dimostrare di aver recepito e messo in pratica le migliori.


12. Sistema di valutazione antiquato

Un sistema di valutazione può essere molto utile per mantenere la motivazione e soddisfazione dei dipendenti, ma se lo hai strutturato in maniera rigida, poco trasparente e occasionale potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Se il sistema prevede solamente che un manager compili una scheda di valutazione di un dipendente a fine anno, senza che questo abbia alcuna voce in capitolo, è inevitabile che generi dello scontento. Per fortuna, oggi superare i limiti delle schede di valutazione tradizionali è molto facile.


13. Nessuna politica di engagement dei dipendenti

Se la tua azienda non pratica nessuna forma di engagement dei dipendenti, a risentirne non è solo il tasso di retention, ma anche la loro produttività. Le iniziative che puoi prendere per coinvolgere maggiormente i dipendenti sono virtualmente infinite. Attività di team building, pranzi, cene e uscite con i colleghi, investimenti in corsi di formazione, work/life balance, smartworking ecc. hanno tutti un impatto positivo sulla retention dei dipendenti. I tuoi collaboratori trascorrono tantissime ore della loro giornata in azienda, è naturale che prediligano un contesto più piacevole e coinvolgente.


14. Arretratezza tecnologica

La forza lavoro delle aziende italiane è sempre più composta da Millennials. Per questa generazione di lavoratori – ma anche per tanti professionisti che appartengono alle generazioni precedenti – avere a disposizioni strumenti (software e hardware) moderni ed efficaci è un must. Ai loro occhi, non avere un sistema self service per la gestione delle Risorse Umane è sconvolgente quanto imbattersi in applicazioni non ottimizzate per il mobile.




Crediti fotografici: @Sergey Nivens/Fotolia.