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Employer branding: come trionfare nella caccia ai talenti

employer branding

Si parla sempre più di employer branding e dell’importanza di saper attrarre i giusti profili verso la propria azienda. I confini di questa espressione sono alquanto sfumati, tanta la vicinanza di temi con altre discipline come il customer branding e l’internal branding.

In passato, la tendenza era quella di dare maggior peso alla voce “employer” piuttosto che a “branding”, con il risultato di considerare tale attività a totale appannaggio dell’ufficio Risorse Umane e slegata dalla strategia globale.

Ma in un’era in cui i dipendenti sono i primi brand ambassador di un’azienda, in grado di influenzarne la reputazione con la pubblicazione di un semplice status su Facebook, è impensabile non coinvolgere attivamente marketing e management.

L’employer branding, inoltre, non influenza soltanto la percezione del brand e l’abilità dell’azienda di saper attrarre i talenti che più corrispondono ai propri valori, ma ha effetti diretti anche sulla capacità di retention del personale e sulla sua performance.

Un nuovo dipendente che veda tradite le promesse fatte in fase di contrattazione è infatti destinato a non fermarsi a lungo e a non rendere al massimo.

Ecco alcune indicazioni utili per approcciarsi nel modo giusto a questa disciplina.


13 indicazioni utili per l’employer branding


  1. Non solo HR. La cosa più importante da capire è che una strategia di employer branding richiede l’intervento coordinato di più componenti dell’azienda: Risorse Umane, Marketing e Management. Se da una parte, quindi, ci sarà bisogno di unire gli sforzi e mettere in pratica una strategia comune e uniforme – un approccio comunicativo coordinato – dall’altro sarà importante non “pestarsi i piedi” e invadere aree non di propria competenza.
  2. Definisci l’employer identity. Che atmosfera si respira in azienda? Si preferiscono organizzazione e disciplina o inventiva e competizione? In cosa si distingue dalla concorrenza? Identifica tutti quei fattori che meglio caratterizzano la tua azienda come datore di lavoro e incorniciali in un quadro ben preciso e chiaro a tutti. Se non sei in grado di percepire il valore aggiunto della tua impresa, come potrà farlo chi la guarda dall’esterno?
  3. Posiziona la tua identità. Il posizionamento, sia a livello globale che locale, ha un’importanza straordinaria nel processo di employer branding. È attraverso questa operazione che ci si distingue dalla concorrenza e si cerca di far combaciare la propria identity con la percezione che i candidati hanno della nostra azienda.
  4. Valorizza i dipendenti. I veri protagonisti dell’employer branding sono i tuoi dipendenti. Chi meglio di loro, del resto, può testimoniare quanto sia bello (o brutto) lavorare per la tua azienda?
    Questa importanza si può tradurre in una miriade di iniziative e best practice, dal mettere in evidenza le testimonianze del personale sul proprio Career Site all’assicurarsi che tutti abbiano ben in mente valori, storia e obiettivi aziendali. Potresti, per esempio, realizzare delle interviste ai tuoi collaboratori in cui parlano del loro percorso di carriera in azienda e di tutte le competenze che hanno acquisito nel corso degli anni.
    Ricerche hanno dimostrato, inoltre, che un dipendente soddisfatto o meglio ancora entusiasta del proprio lavoro è molto più portato a spendersi in favore della propria azienda in pubblico, online e offline. Assicurati, quindi, che il tuo programma di engagement dei dipendenti stia funzionando.
  5. Uniforma la comunicazione. Una strategia comune di employer branding serve anche ad assicurarsi che candidati e dipendenti non ricevano messaggi diversi o persino contraddittori dall’azienda. I tuoi social network, il sito aziendale, il blog, gli annunci di lavoro, le tue brochure, i tuoi account devono tutti parlare la stessa lingua.
    Il Career Site è il centro nevralgico di questa azione: potrai infatti sfruttarlo non solo per pubblicare le tue offerte di lavoro, ma anche per mostrare il volto migliore dell’azienda. Percorsi di carriera, testimonianze, lista di benefit, attività di team building aziendale svolte e tutte quelle informazioni che faranno desiderare a tutti di lavorare per te.
    Un Career Site ti permette, inoltre, di accumulare un serbatoio di candidature che potrà tornarti utile più avanti. Non sempre, infatti, il candidato giusto per te si farà avanti in corrispondenza di una posizione aperta.
  6. Parole chiave: trasparenza e autenticità. Partiamo da un presupposto: nell’era dell’informazione e della comunicazione bidirezionale, la verità è destinata, prima o poi, a emergere. Meglio, quindi, essere del tutto trasparenti e autentici, magari sfruttando anche piattaforme moderne come Glassdoor e Sopo che permettono ai dipendenti di esprimere un giudizio sull’impresa per cui lavorano.
    Chiunque è destinato a farsi un’idea della tua azienda in base alle informazioni a sua disposizione. Perché, quindi, non sforzarsi di guidare questo processo e condurlo in acque tranquille?
    Mentire non serve a nulla: se dichiari di essere un’azienda che facilita la carriera e poi non proponi mai corsi di formazione ai tuoi dipendenti, stai certo che la verità verrà a galla.
  7. Fai leva sul SEO. Pagine e testi ottimizzati secondo i principi della Search Engine Optimization godono di maggiore visibilità in rete. Metti particolare cura nella realizzazione di title, heading e nella scelta delle giuste parole chiave.
  8. Non solo testo. Un ampio ricorso a foto e video di qualità può aumentare di molto l’impatto dei tuoi messaggi e il loro appeal. Video e infografiche particolarmente ben realizzati hanno la possibilità di diventare virali, ampliando la audience e procurando preziosi link in ingresso.
  9. Destreggiati sui social. Abbiamo parlato di comunicazione coordinata e uniforme, ma questo non vuol dire che tutti i canali debbano “parlare” con lo stesso tono e stile. È evidente come la comunicazione sui social network sia molto diversa da quella che avviene sul proprio sito aziendale. Anzi, lo stile comunicativo varia molto anche da social a social!
  10. Ricordati del mobile. Oggi una fetta considerevole, se non maggioritaria, di ricerche di lavoro vengono condotte attraverso dispositivi portatili come smartphone e tablet. Non avere un sito aziendale e un Career Site responsive è quindi un grosso handicap da evitare a ogni costo.
  11. Non dimenticare l’offline. Uno dei modi migliori per stabilire la propria reputazione di datore di lavoro è partecipare alle job fair e agli altri eventi legati alle Risorse Umane. Assicurati solamente che i recruiter siano pronti a offrire l’immagine migliore della tua società e a raccogliere i profili migliori.
  12. Fai rete. Valuta partnership con università e scuole superiori all’interno di progetti di alternanza scuola lavoro e di stage. Anche molti master esistono quasi esclusivamente in funzione di aziende che ricercano profili molto specializzati.
  13. Sfrutta i dati a tua disposizione. L’employer branding deve essere un processo continuo. In un mercato del lavoro sempre più dinamico, non sai mai quando avrai bisogno di ricorrere a nuove assunzioni anche per ruoli che ritenevi ben coperti.
    Bisogna quindi saper “intrattenere” anche i candidati passivi per avere una “riserva” pronta di talenti: bisogna capire chi sono, dove sono e come comunicare con loro.
    Per fare questo tornano utili software di recruiting in grado di generare report che forniscono informazioni preziose. Con la nostra soluzione, per esempio, è possibile sapere quale motore di ricerca del lavoro ha “procacciato” il maggior numero di curricula, presso quale fascia di età hai maggiore appeal, quale università forma i profili migliori per te ecc.

Grazie all’employer branding, sarai in grado di trasmettere i valori fondanti della tua azienda e captare l’interesse di tutti quei candidati che più si rispecchiano in essi.

Questa “selezione naturale” di partenza faciliterà le operazioni di recruiting riducendo il costo di ogni assunzione. Limiterà, inoltre, i rischi di assumere un profilo sbagliato, evento che comporta costi esorbitanti per un’azienda.




Crediti fotografici: @Sondem/Fotolia

  • Ottimi punti, soprattutto per quanto riguarda la valorizzazione dei dipendenti.