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Tre domande a Claudia Pizzato, Holding Recruiting Manager Gruppo Scai

A farci compagnia questo mese nella nostra rubrica di interviste a professionisti del mondo HR è Claudia Pizzato, Holding Recruiting Manager del Gruppo Scai.


Ci racconti in breve il suo percorso professionale nel Gruppo Scai.

Sono nata e cresciuta a Torino, città che mi ha visto anche crescere professionalmente insieme a Gruppo Scai. Lavoro in questa azienda da più di 20 anni ed ho avuto la possibilità di ricoprire al suo interno differenti ruoli, aspetto che mi ha portato a conoscerla profondamente. Oggi sono responsabile del processo di ricerca e selezione del Gruppo. Opero con i colleghi distribuiti sul territorio, seguendo lo sviluppo del processo di recruiting, l’innovazione del medesimo ed incoraggiando la sinergia all’interno del Gruppo.

Ho la fortuna di amare il mio lavoro che conduco con passione e determinazione, due aspetti che ricerchiamo nei futuri colleghi.


La forza lavoro del futuro sarà sempre più composta da Millennials. Quali ritiene che siano le maggiori sfide che questa generazione dovrà affrontare nel mondo del lavoro?

Nel lavoro quotidiano di selezione sempre più spesso ci confrontiamo con la Millennial Generation. Le impressioni che ricaviamo sono contraddittorie: da un lato alcuni non sono disposti a fare sforzi, per cui sono restii a fare trasferte lontano da casa oppure non si rendono disponibili ad orari di lavoro flessibili, e dimostrano anche poco valore alle opportunità fornite, arrivano in ritardo o addirittura non si presentano ai colloqui.

Dall’altro incontriamo ragazzi che hanno grandi aspettative ed una forte spinta al successo ed alla carriera, ma impazienti, con un forte desiderio di avere tutto subito, non rendendosi conto che lavorare vuol spesso dire sacrifico e compromesso.


Quali pensa che siano le competenze più importanti che i recruiter del futuro dovranno possedere?

Il nostro Gruppo opera nel mondo ICT ed in passato l’attenzione era quasi totalmente concentrata sulla valutazione delle competenze tecniche. Oggi, sempre più è richiesta ai recruiter la capacità di valutare le soft skill, lasciando la valutazione tecnica in secondo piano. Chi fa selezione oggi deve essere un buon conoscitore della natura umana, capire velocemente le caratteristiche delle persone di fronte e se rispondono a quanto viene richiesto dall’azienda.

A questo va aggiunta una buona dose di marketing, per riuscire a creare, attraverso un annuncio o un post, un’immagine dell’azienda attrattiva: oggi avere un forte employer branding nel Web fa la differenza fra trovare candidati e non averne. Non posso che pensare che il futuro porterà ad una specializzazione forte per i recruiter su questi aspetti psicologici e di comunicazione.


Quale rilevanza hanno le soft skill dei candidati all’interno del vostro processo di selezione?

Il peso delle soft skill nel processo valutativo è in continua crescita: sempre più sono queste caratteristiche a fare la differenza. I colleghi che operano nel mondo della progettazione e sviluppo software sempre più concordano con i recruiter che un framework si può insegnare, mentre la passione per il proprio lavoro no.

In base alla posizione da ricoprire in azienda o al percorso di crescita ipotizzato, vi sono caratteristiche differenti che valutiamo, ma nella quasi totalità dei casi cerchiamo curiosità e passione: due molle che spingono al continuo apprendimento, fondamentale nel nostro settore di mercato, ed al raggiungimento degli obiettivi aziendali.