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Ferie pagate: storia di conquista e solidarietà

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Una delle ultime novità nel “mondo” delle ferie retribuite è contenuta nell’articolo 24 del decreto legislativo n. 151/2015.

Questo articolo ha introdotto la possibilità per il dipendente di un’azienda – a seguito di accordi sindacali – di donare parte delle proprie ferie eccedenti a colleghi che ne abbiano bisogno, per esempio per accudire minori bisognosi di assistenza costante.

Si parla di ferie eccedenti in quanto i lavoratori sono obbligati a usufruire di quelle minime, fissate a 20 giorni per norma di legge.

Questa novità legislativa, ispirata alla francese “legge Mathys”, è già stata messa in pratica da diverse aziende e da tanti enti pubblici sparsi per tutto il territorio nazionale, con diversi casi di cronaca che ci hanno restituito un po’ di fiducia nel genere umano.


Nascita e diffusione delle ferie retribuite

Questa recente novità non può che rammentarci dell’importanza delle ferie pagate, una istituzione – è facile dimenticarlo – relativamente giovane in Italia.

Ma dove e quando sono state introdotte per la prima volta?

Un tempo, quando il lavoro si svolgeva in massima parte nei campi ed era il ritmo delle stagioni a dettare pause e giorni di riposo per tutti, le ferie retribuite probabilmente non erano considerate una priorità.

Ma in seguito alla rivoluzione industriale e alla diffusione del lavoro in fabbrica divennero tantissimi i lavoratori che avevano come uniche giornate di riposo le domeniche e le poche festività religiose in calendario.

Il primo Paese a riconoscere dei giorni di ferie retribuiti ai lavoratori fu il Regno Unito. Nel 1871, il Bank Holiday Act introdusse alcune giornate – 4 in Inghilterra e Galles, 3 in Scozia – di vacanze pubbliche, ma non per tutti.

Il primo Stato a ideare un sistema di ferie retribuite valido per tutti i lavoratori fu invece la Francia, con una legge scritta nel 1925 e promulgata undici anni dopo, nel 1936.

In Italia il tema venne trattato per la prima volta nel 1927 sotto il regime fascista con la Carta del Lavoro. È solo con la Costituzione del 1948, però, che vengono ufficialmente introdotte le ferie retribuite per come le intendiamo oggi.

L’articolo 36, infatti, recita: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.”

Gli organismi internazionali – come l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) e l’Unione Europea – hanno avuto un ruolo importante nella diffusione globale delle ferie retribuite, indicando delle linee guida progressivamente accettate e a volte superate dalle singole nazioni.

E gli Stati Uniti?

Non è un segreto che il mercato del lavoro USA sia tra i più competitivi e con meno tutele al mondo.

Tanto che, stando a un rapporto del Center for Economic and Policy Research, sono l’unica nazione tra le 21 più sviluppate a non imporre per legge le ferie retribuite (perlomeno a livello federale).

Ciò non vuol dire che le aziende, per propria iniziativa o per via di leggi approvate dai singoli Stati, non offrano alcun giorno di ferie retribuito. Ma la ricerca del CEPR rivelava nel 2011 che circa il 25% dei lavoratori americani non aveva alcun giorno di ferie retribuito a disposizione.

E questo nonostante la mole di studi che dimostrano come le ferie pagate (compreso il congedo parentale) migliorino retention, engagement e morale dei dipendenti.




Crediti fotografici: @musa_smsk/Fotolia.