Employer branding: come trionfare nella caccia ai talenti

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Negli ultimi anni è aumentata l’importanza di attrarre i giusti profili verso la propria azienda e, di conseguenza, anche quella dell’employer branding.

I confini di questa disciplina sono alquanto sfumati, tanta la vicinanza di temi con altre strategie come il customer branding e l’internal branding.

In passato, la tendenza era quella di dare maggior peso alla voce “employer” piuttosto che a “branding”, con il risultato di considerare tale attività a totale appannaggio dell’ufficio Risorse Umane e slegata dalla strategia globale.

Ma in un’era in cui i dipendenti sono i primi brand ambassador di un’azienda, in grado di influenzarne la reputazione con la pubblicazione di un semplice status su Facebook o di una recensione su Indeed, è impensabile non coinvolgere attivamente marketing e management.

L’employer branding, inoltre, non influenza soltanto la percezione del brand e l’abilità dell’azienda di saper attrarre i talenti che più corrispondono ai propri valori, ma ha effetti diretti anche sulla capacità di retention del personale e sulla sua performance.

Un nuovo dipendente che veda tradite le promesse fatte in fase di contrattazione è infatti destinato a non fermarsi a lungo e a non rendere al massimo, oltre che a parlare male dell’azienda.

Ecco alcune indicazioni utili per approcciarsi nel modo giusto a questa disciplina.


15 indicazioni utili per l’employer branding


1. Non è un problema del solo dipartimento HR

La cosa più importante da capire è che una strategia di employer branding richiede l’intervento coordinato di più componenti dell’azienda: Risorse Umane, Marketing e Management.

Se da una parte, quindi, ci sarà bisogno di unire gli sforzi e mettere in pratica una strategia comune e uniforme – un approccio comunicativo coordinato – dall’altro sarà importante non “pestarsi i piedi” e invadere aree non di propria competenza.

Le nuove figure che lavorano nel settore delle Risorse Umane, non a caso, stanno sviluppando sempre più competenze legate al management e al marketing. Lo stesso employer branding, infatti, fa parte di una disciplina più ampio denominata recruiting marketing.


2. Definisci l’employer identity

Che atmosfera si respira in azienda? Si preferiscono organizzazione e disciplina o inventiva e competizione? Quali valori stanno particolarmente a cuore? In cosa si distingue dalla concorrenza?

Identifica tutti quei fattori che meglio caratterizzano la tua azienda come datore di lavoro e incorniciali in un quadro ben preciso e chiaro a tutti.

I recruiter e gli hiring manager che si confrontano con i candidati dovranno essere in grado di trasmettere questa identità in sede di colloquio.

Anche la sezione “lavora con noi” del sito aziendale dovrebbe permettere ai visitatori di assaporare l’atmosfera aziendale attraverso video, citazioni di dipendenti, elenchi di benefit ecc.


3. Posiziona la tua identità

Il posizionamento, sia a livello globale che locale, ha un’importanza straordinaria nel processo di employer branding. È attraverso questa operazione che ci si distingue dalla concorrenza e si cerca di far combaciare la propria identity con la percezione che i candidati hanno della nostra azienda.

Se i candidati che rispondono ai tuoi annunci sono sempre più in linea con le tue aspettative, vuol dire che il posizionamento sta avendo successo.


4. Valorizza i dipendenti

I veri protagonisti dell’employer branding sono i tuoi dipendenti. Chi meglio di loro, del resto, può testimoniare quanto sia bello (o brutto) lavorare per la tua azienda?

È quindi inevitabile che a essere premiate saranno le direzioni del personale che mettono al centro del loro lavoro l’engagement e il benessere del dipendente attraverso iniziative – come il welfare aziendale – che migliorino il suo livello di soddisfazione e motivazione.

Avere dipendenti soddisfatti, però, non basta se questo messaggio non traspare anche all’esterno.

Anche in questo caso le best practice non mancano, dal mettere in evidenza le testimonianze del personale sul proprio Career Site all’assicurarsi che tutti abbiano ben in mente valori, storia e obiettivi aziendali. Potresti, per esempio, realizzare delle interviste ai tuoi collaboratori in cui parlano del loro percorso di carriera in azienda e di tutte le competenze che hanno acquisito nel corso degli anni.

Ricerche hanno dimostrato, inoltre, che un dipendente soddisfatto o meglio ancora entusiasta del proprio lavoro è molto più portato a spendersi in favore della propria azienda in pubblico, online e offline.


5. Uniforma la comunicazione

Una strategia di employer branding ben coordinata in azienda serve anche ad assicurarsi che candidati e dipendenti non ricevano messaggi diversi o persino contraddittori.

I tuoi social network, il sito aziendale, il blog, gli annunci di lavoro, le tue brochure, i tuoi account devono tutti comunicare gli stessi concetti, ciascuno nella propria lingua.

Ancora una volta, quindi, è importante la comunicazione tra i vari reparti, resa oggi più complicata dall’aumento del lavoro a distanza. Rompere i silos aziendali, insomma, è uno dei primi obiettivi se si vuole mettere in piedi una strategia di employer branding vincente.

Il Career Site è il centro nevralgico di questa azione: potrai infatti sfruttarlo non solo per pubblicare le tue offerte di lavoro, ma anche per mostrare il volto migliore dell’azienda. Percorsi di carriera, testimonianze, lista di benefit, attività di team building aziendale svolte e tutte quelle informazioni che faranno desiderare a tutti di lavorare per te.

Un Career Site ti permette, inoltre, di accumulare un serbatoio di candidature che potrà tornarti utile più avanti. Non sempre, infatti, il candidato giusto per te si farà avanti in corrispondenza di una posizione aperta.


6. Parole chiave: trasparenza e autenticità

Partiamo da un presupposto: nell’era dell’informazione e della comunicazione bidirezionale, la verità è destinata, prima o poi, a emergere. Meglio, quindi, essere del tutto trasparenti e autentici, magari sfruttando anche piattaforme moderne come Glassdoor e Indeed che permettono ai dipendenti di esprimere un giudizio sull’impresa per cui lavorano.

Chiunque è destinato a farsi un’idea della tua azienda in base alle informazioni a sua disposizione. Perché, quindi, non sforzarsi di guidare questo processo e condurlo in acque tranquille?

Mentire non serve a nulla: se dichiari di essere un’azienda che facilita la carriera e poi non proponi mai corsi di formazione ai tuoi dipendenti, stai certo che la verità verrà a galla.

Un piccolo suggerimento pratico: acquistando una pagina aziendale premium su Indeed puoi scegliere quale recensione far apparire come prima!


7. Fai leva sul SEO

Pagine e testi ottimizzati secondo i principi della Search Engine Optimization godono di maggiore visibilità in rete e potranno portare un flusso maggiore di candidati.

Metti quindi particolare cura nella realizzazione di title, heading e nella scelta delle giuste parole chiave, facendoti aiutare dai colleghi del marketing.

Puoi anche consultare la nostra guida su questo tema.


8. Non solo testo

Un ampio ricorso a foto e video di qualità può aumentare di molto la diffusione dei tuoi messaggi e il loro appeal.

Video e infografiche particolarmente ben realizzati hanno la possibilità di diventare virali, ampliando la audience e procurando preziosi link in ingresso.

Inutile dire come anche in questo caso la strategia di employer branding richiederà le competenze del dipartimento di marketing, oltre che un sostegno del management. La realizzazione di video di qualità richiede infatti un buon investimento.


9. Destreggiati sui social

Abbiamo parlato di comunicazione coordinata e uniforme, ma questo non vuol dire che tutti i canali debbano “parlare” con lo stesso tono e stile. È evidente come la comunicazione sui social network sia molto diversa da quella che avviene sul proprio sito aziendale. Anzi, lo stile comunicativo varia molto anche da social a social!

Attenzione alle attività di social recruiting. Se non ben regolamentate da una policy interna, è facile per i recruiter cadere in comportamenti disomogenei. Va stabilito, in particolare, quale tipo di informazione sia considerata rilevante ai fine della selezione e quale no.


10. Ricordati del mobile

Oggi una fetta considerevole, se non maggioritaria, di ricerche di lavoro vengono condotte attraverso dispositivi portatili come smartphone e tablet.

Non avere un sito aziendale e un Career Site responsive è quindi un errore evidente.

Al di là degli aspetti tecnici, anche i contenuti devono essere pensati per un pubblico mobile. Non devono quindi essere troppo lunghi o scritti con un font troppo piccolo.

Attenzione anche al form di candidatura. Evita di sottoporre il candidato a troppe domande o abbandonerà il processo a metà strada.


11. Crea una company page su Indeed e LinkedIn

Indeed, il principale sito di ricerca del lavoro al mondo, fornisce un’ottima vetrina per le aziende attraverso le sue pagine aziendali. Arricchisci la strategia di employer branding creando una di queste pagine, un vero e proprio career site in miniatura. Mostrerà i tuoi annunci di lavoro, la cultura aziendale, recensioni di lavoratori ed ex lavoratori, domande e risposte sulla tua impresa e tanto altro.

Grazie alle metriche tracciate in automatico, costituisce anche un efficace strumento di benchmarking e analisi della propria visibilità rispetto alle aziende concorrenti.

Anche LinkedIn, la community professionale per eccellenza, mette a disposizione pagine aziendali attraverso le quali reclamizzare le proprie offerte di lavoro e, soprattutto, far conoscere il proprio brand anche a candidati passivi.


12. Non dimenticare l’offline

Uno dei modi migliori per stabilire la propria reputazione di datore di lavoro è partecipare alle job fair e agli altri eventi legati alle Risorse Umane, oggi organizzati anche in versione digitale.

Questi eventi sono infatti sempre più una vetrina di employer branding e sempre meno una fonte immediata di nuovi lavoratori.

Assicurati solamente che i recruiter siano pronti a offrire l’immagine migliore della tua società e a raccogliere i profili più interessanti anche in un’ottica di medio e lungo termine.


13. Fai rete

Molte aziende devono le loro fortune al network che alcuni personaggi chiave sono riusciti a sviluppare su piattaforme come LinkedIn. Sviluppare una forte rete di contatti funziona anche nell’employer branding.

Valuta partnership con università e scuole superiori all’interno di progetti di alternanza scuola lavoro e di stage. Anche molti master esistono quasi esclusivamente in funzione di aziende che ricercano profili molto specializzati.


14. Sfrutta i dati a tua disposizione

L’employer branding deve essere un processo continuo. In un mercato del lavoro sempre più dinamico, non sai mai quando avrai bisogno di ricorrere a nuove assunzioni anche per ruoli che ritenevi ben coperti.

Bisogna quindi saper “intrattenere” anche i candidati passivi per avere una riserva pronta di talenti: bisogna capire chi sono, dove sono e come comunicare con loro.

Per fare questo tornano utili software di recruiting in grado di generare report che forniscono informazioni preziose. Con la nostra soluzione, per esempio, è possibile sapere quale motore di ricerca del lavoro ha “procacciato” il maggior numero di curricula, presso quale fascia di età hai maggiore appeal, quale università forma i profili migliori per te ecc.


15. Migliora il percorso di candidatura

Durante il processo di selezione i candidati tendono a farsi un’idea precisa dell’azienda per la quale si sono proposti.

Per questo il percorso deve essere il più possibile agevole e veloce. Inviare la candidatura deve richiedere uno sforzo contenuto, ogni step di selezione deve essere accompagnato da un feedback al candidato, si deve ricorrere a strumenti moderni come le videointerviste e i test online per ridurre gli spostamenti dei candidati ecc.

Tutto questo diventa facile quando le aziende scelgono di digitalizzare il processo di recruiting grazie a un moderno ATS.


Grazie all’employer branding, sarai in grado di trasmettere i valori fondanti della tua azienda e captare l’interesse di tutti quei candidati che più si rispecchiano in essi.

Questa “selezione naturale” di partenza faciliterà le operazioni di recruiting riducendo il costo di ogni assunzione. Limiterà, inoltre, i rischi di assumere un profilo sbagliato, evento che comporta costi esorbitanti per un’azienda.


Vuoi approfondire l’argomento? Scopri 3 strumenti di employer branding che arricchiranno la tua strategia!




Credito fotografico: ©Sondem/Fotolia

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