Cos’è la Cassa Integrazione Guadagni (CIG)? Come funziona, quanto dura e chi può richiederla? E cosa è cambiato nel 2026 rispetto agli anni precedenti?
La Cassa Integrazione è uno strumento di sostegno economico per i lavoratori che subiscono una riduzione o sospensione dell’attività lavorativa. Viene concessa in situazioni di crisi aziendale, riorganizzazione o eventi imprevisti, garantendo un’integrazione salariale parziale a carico dell’INPS.
In questo articolo vedremo le diverse tipologie di Cassa Integrazione, incluso il Fondo di Integrazione Salariale (FIS) per le aziende non coperte da CIGO e CIGS. Analizzeremo inoltre i requisiti di accesso, gli importi aggiornati al 2026 e le principali novità normative.
Contenuti
Introduzione alla Cassa Integrazione Guadagni
La Cassa Integrazione Guadagni (CIG), come accennato, è un contributo economico pensato per aiutare i lavoratori e le imprese in momenti di difficoltà. Viene attivata, in particolare, in caso di:
- Crisi aziendali. Difficoltà economiche che impediscono all’azienda di sostenere il normale livello occupazionale, come un calo significativo degli ordini.
- Eventi imprevisti. Circostanze straordinarie, come calamità naturali o guasti tecnici, che interrompono temporaneamente l’attività produttiva.
- Riorganizzazioni produttive. Interventi strutturali, come il passaggio a nuove tecnologie o la ristrutturazione di reparti, che richiedono una sospensione parziale del lavoro.
Il trattamento viene erogato dall’INPS, seguendo specifiche regole e requisiti di accesso. Possono accedere alla Cassa Integrazione i lavoratori con contratto subordinato, indipendentemente dal settore in cui operano, tra cui:
- Operai
- Impiegati
- Quadri
- Apprendisti professionalizzanti
Tuttavia, non tutti i lavoratori hanno diritto alla CIG. In particolare, ne sono esclusi:
- Dirigenti, in quanto ricoprono ruoli di responsabilità nella gestione aziendale.
- Lavoratori a domicilio, poiché non sono direttamente legati all’attività produttiva dell’azienda in modo continuativo.
La Cassa Integrazione rappresenta quindi uno strumento di tutela fondamentale per garantire continuità di reddito ai lavoratori. Inoltre, offre alle imprese il tempo necessario per affrontare situazioni di difficoltà temporanea senza ricorrere immediatamente ai licenziamenti.
Tipologie di Cassa Integrazione: CIGO, CIGS, CIGD e FIS
La Cassa Integrazione Guadagni non è un unico strumento, ma comprende diverse forme di intervento. Ciascuna di esse è pensata per rispondere a situazioni specifiche e a platee di aziende differenti.
Tra le principali tipologie di integrazione salariale, in particolare, troviamo:
- Cassa Integrazione Ordinaria (CIGO). Viene concessa in caso di eventi temporanei e imprevedibili. Rientrano in questa casistica, ad esempio, le crisi di mercato o le condizioni meteorologiche avverse, che impediscono il regolare svolgimento dell’attività.
- Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). Si applica in situazioni più complesse, come ristrutturazioni aziendali, crisi di lunga durata o procedure concorsuali. La CIGS serve quindi a sostenere i lavoratori durante fasi di transizione.
- Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (CIGD). Viene attivata in situazioni eccezionali per aziende che non rientrano nei requisiti delle altre forme di Cassa Integrazione. Solitamente, la CIGD viene disposta su decisione delle Regioni o del Governo.
- Fondo di Integrazione Salariale (FIS). Non è propriamente una “cassa integrazione”, ma un fondo di solidarietà istituito dal 2016. Svolge una funzione equivalente per i datori di lavoro esclusi dal campo di applicazione di CIGO e CIGS, come commercio, studi professionali, agenzie di viaggio e società di servizi. Dal 2022, vi rientrano anche i datori di lavoro con almeno un dipendente non coperti da un fondo di solidarietà bilaterale di categoria.
La scelta dello strumento di integrazione salariale, perciò, dipende dalla situazione che l’azienda sta affrontando e dal settore in cui opera. Conoscere le differenze tra CIGO, CIGS, CIGD e FIS è fondamentale per individuare il sostegno più adatto e gestire correttamente periodi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa.
CIGO, CIGS, CIGD e FIS a confronto
Con quattro strumenti diversi, è facile fare confusione su quale sia applicabile alla propria azienda. La distinzione principale dipende dal settore di attività, dalla dimensione aziendale e dalla causale dell’intervento. In sintesi:
- La CIGO si applica ad aziende industriali, per eventi temporanei e imprevedibili (calo ordini, maltempo, guasti).
- La CIGS si applica ad aziende con più di 15 dipendenti, per crisi strutturali, riorganizzazioni o procedure concorsuali.
- La FIS è destinata ai datori di lavoro non coperti da CIGO/CIGS (commercio, servizi, studi professionali), con almeno 1 dipendente.
- La CIGD è uno strumento residuale, attivato per decisione di Regioni o Governo, per situazioni eccezionali non coperte dagli altri strumenti.
In linea generale, tutti e quattro gli strumenti condividono lo stesso meccanismo di calcolo dell’indennità, pari all’80% della retribuzione persa entro un massimale mensile stabilito dall’INPS. Cambiano invece i requisiti di accesso, le causali ammesse e, in alcuni casi, la durata massima fruibile.
Requisiti per l’accesso alla CIG
L’accesso alla Cassa Integrazione Guadagni (CIG) prevede specifici requisiti di anzianità che variano a seconda della tipologia di trattamento richiesto. In particolare, i lavoratori devono possedere:
- Per CIGO/CIGS, un’anzianità di almeno 30 giorni di effettivo lavoro presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento.
- Per CIGD, un’anzianità di almeno 12 mesi.
Tale anzianità è calcolata alla data di presentazione della domanda. Tuttavia, questa condizione non è richiesta nei seguenti casi:
- Se si verificano eventi oggettivamente non evitabili, come interruzioni nella fornitura di energia elettrica o calamità naturali.
- Se un lavoratore passa alle dipendenze di un’impresa subentrante in un appalto. In questo caso, l’anzianità viene calcolata considerando anche il periodo lavorato per l’appaltatore precedente.
L’accesso alla Cassa Integrazione Guadagni, perciò, è un processo che richiede precisione nella gestione delle presenze e assenze. In passato, molte aziende si affidavano a metodi manuali per tenere traccia delle ore lavorate.
Oggi, grazie a software in cloud come Altamira Presenze, il monitoraggio delle presenze è diventato più semplice, preciso e integrato. In particolare, Altamira Presenze consente alle aziende di:
- Gestire turni e orari del personale
- Monitorare in tempo reale le presenze e assenze
- Automatizzare la creazione dei report sulle ore lavorate
Con un sistema così avanzato, la gestione delle pratiche di Cassa Integrazione diventa più fluida e meno soggetta a errori.
Quali imprese possono accedere alla CIGO
Possono accedere alla CIGO le seguenti categorie di imprese:
- Industriali nei settori manifatturiero, dei trasporti, estrattivo, della produzione e distribuzione di energia, acqua e gas.
- Cooperative di produzione e lavoro con attività similari a quelle industriali.
- Aziende boschive, forestali e del tabacco.
- Cooperative agricole e zootecniche che operano nella trasformazione e commercializzazione di prodotti propri.
- Imprese di noleggio e distribuzione di film e sviluppo di pellicole cinematografiche.
- Industrie del calcestruzzo preconfezionato e dell’armamento ferroviario.
- Imprese di impianti elettrici e telefonici.
- Industriali ed artigiane dell’edilizia e del settore lapideo.
La CIGO è quindi uno strumento destinato principalmente alle imprese dei settori industriali e produttivi che devono affrontare sospensioni o riduzioni temporanee dell’attività dovute a cause transitorie e non imputabili all’azienda o ai lavoratori.
Quali imprese possono accedere alla CIGS
Secondo la circ. n. 1 del 3/01/2022, la CIGS si applica alle imprese che abbiano occupato mediamente più di 15 dipendenti. Tale media è calcolata nel semestre precedente alla richiesta, includendo anche apprendisti e dirigenti. Per alcune categorie specifiche, tuttavia, la soglia rimane a 50 dipendenti.
La misura si estende a vari settori, tra cui:
- Industrie edili e affini.
- Imprese artigiane, se la sospensione del personale deriva da difficoltà dell’impresa madre.
- Aziende di mensa e ristorazione in appalto, se subiscono una riduzione di attività a causa della crisi dell’azienda committente.
- Imprese di pulizia che risentono della riduzione di attività dell’appaltante.
- Settori ausiliari del servizio ferroviario e manutenzione del materiale rotabile.
- Cooperative di trasformazione di prodotti agricoli e loro consorzi.
- Aziende di vigilanza.
- Commercio e logistica (con più di 50 dipendenti).
- Agenzie di viaggio e turismo (con più di 50 dipendenti).
Alcune categorie di imprese, invece, beneficiano della CIGS indipendentemente dal numero di dipendenti. Alcuni esempi sono:
- Imprese del trasporto aereo e gestione aeroportuale.
- Partiti e movimenti politici, con limiti di spesa annuali.
- Aziende editrici e stampatrici di quotidiani e agenzie di stampa nazionali, incluse quelle che impiegano giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti.
La CIGS è quindi pensata per gestire situazioni aziendali più complesse e strutturali. Offre alle imprese il tempo necessario per attuare interventi di riorganizzazione, risanamento o riconversione, salvaguardando al contempo l’occupazione.
Quali imprese possono accedere alla CIGD
La CIGD può essere richiesta da una varietà di imprese, tra cui:
- Imprese qualificate come tali ai sensi dell’articolo 2082 del codice civile.
- Piccoli imprenditori (artigiani, coltivatori diretti, piccoli commercianti) secondo l’articolo 2083 del codice civile.
- Cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381.
- Piccole e medie imprese che non rientrano nelle categorie che beneficiano delle tutele ordinarie della CIGO e CIGS.
Oltre a questi requisiti, per poter fruire della CIGD l’impresa deve aver già esaurito gli strumenti ordinari di flessibilità. Rientrano tra questi, ad esempio, il ricorso alle ferie residue e maturate, ai permessi o alla banca ore.
Importo e durata del trattamento nel 2026
L’importo della Cassa Integrazione è pari all’80% della retribuzione globale per le ore non lavorate. Questo valore, tuttavia, non si traduce quasi mai in una copertura piena, perché l’INPS applica un massimale mensile unico, aggiornato ogni anno in base agli indici ISTAT.
Con la circolare n. 4 del 28 gennaio 2026, l’INPS ha fissato il nuovo massimale lordo mensile a 1.423,69€, che si riduce a 1.340,56€ netti dopo l’applicazione della trattenuta del 5,84% prevista per il finanziamento dei contributi figurativi. Nel settore edile e lapideo, in caso di sospensione dovuta a intemperie stagionali, il massimale è maggiorato del 20%.
In pratica, chi guadagna sopra una certa soglia riceve comunque il massimale, e non l’80% pieno della propria retribuzione. Superati circa 1.780€ lordi mensili di stipendio, la copertura reale scende sotto l’80% proprio a causa del tetto INPS. È un aspetto spesso frainteso dai lavoratori, utile da chiarire quando si comunica l’attivazione della CIG in azienda.
Per quanto riguarda la durata del trattamento, questa varia a seconda della tipologia di CIG:
- Nel caso della CIGO, può durare fino a 13 settimane continuative, prorogabili fino a un massimo complessivo di 52 settimane in un biennio mobile.
- Per la CIGS, la durata varia in base alla causa dell’intervento. Per riorganizzazione aziendale e contratti di solidarietà può arrivare a 24 mesi in un quinquennio mobile. In caso di crisi aziendale, invece, il massimo è di 12 mesi.
- La CIGD può essere concessa per un massimo di 12 mesi. La durata effettiva, tuttavia, dipende dalle normative vigenti e dalle leggi di bilancio.
- La durata della FIS dipende dalla causale e dal numero di dipendenti dell’azienda.
È quindi opportuno verificare caso per caso le indicazioni INPS aggiornate.
Cassa Integrazione Guadagni: le novità 2026
Il sistema degli ammortizzatori sociali continua a evolversi ogni anno, tra proroghe, rifinanziamenti e nuovi obblighi procedurali. Ecco un quadro aggiornato delle novità in vigore nel 2026.
Sul fronte degli obblighi informativi, la legge 2 dicembre 2025, n. 182 ha introdotto una novità procedurale importante. Dal 18 dicembre 2025, chi svolge un’altra attività lavorativa mentre percepisce l’integrazione salariale deve comunicarlo non più solo all’INPS, ma anche al datore di lavoro che ha richiesto il trattamento. Si tratta di un rafforzamento dei controlli contro le indebite percezioni, con effetti diretti sulla gestione HR delle pratiche di compatibilità CIG.
La Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199) ha inoltre confermato e rifinanziato diversi strumenti di sostegno al reddito.
Tra le misure più significative, spiccano:
- Ulteriori 100 milioni di euro per il 2026 destinati ai lavoratori dipendenti da imprese operanti in aree di crisi industriale complessa, per la prosecuzione dei trattamenti di CIGS e mobilità in deroga.
- La proroga dell’esonero dal contributo addizionale CIGS per le unità produttive situate nelle stesse aree di crisi industriale complessa.
- La proroga della CIGS per cessazione di attività, con un periodo massimo di 12 mesi.
- La proroga dell’integrazione del trattamento di CIGS per i lavoratori del gruppo ILVA, rafforzata anche dal decreto-legge 1° dicembre 2025, n. 180.
- Il rifinanziamento delle misure di sostegno al reddito per i lavoratori dei call center.
- Un ulteriore periodo di CIGS per le imprese con rilevanza economica strategica, con un tetto di spesa complessivo di 150 milioni di euro per il biennio 2026-2027.
- La proroga al 31 dicembre 2026 delle convenzioni per l’utilizzo dei lavoratori socialmente utili (LSU).
Queste misure si aggiungono all’impianto generale della riforma degli ammortizzatori sociali avviata con la Legge di Bilancio 2022. Questa aveva già eliminato il vecchio doppio massimale e ampliato la platea dei beneficiari della CIGS, includendo i lavoratori a domicilio e gli apprendisti.
Procedure per l’attivazione della CIG
L’attivazione della Cassa Integrazione Guadagni segue una procedura standard che coinvolge più fasi e diversi soggetti. I passaggi principali sono:
- Comunicazione preventiva. Il datore di lavoro deve informare le rappresentanze sindacali (RSA/RSU o associazioni sindacali più rappresentative) sull’intenzione di sospendere o ridurre l’attività produttiva.
- Esame congiunto. L’azienda deve avviare un confronto con le parti sociali per analizzare la situazione e trovare eventuali soluzioni alternative. L’incontro può avvenire anche in via telematica.
- Presentazione della domanda. L’impresa invia la richiesta all’INPS tramite la piattaforma telematica dedicata.
All’interno della domanda, bisogna indicare:
- La causale della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro
- La durata prevista
- I nominativi dei lavoratori coinvolti
- Il numero di ore di integrazione salariale richieste
- Il verbale di accordo sindacale (per la CIGD)
I termini di presentazione della domanda variano a seconda della tipologia di CIG richiesta. In generale, valgono le seguenti tempistiche:
- CIGO. La domanda deve essere trasmessa entro 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività. Per eventi oggettivamente non evitabili, come una calamità naturale, il termine è la fine del mese successivo all’evento.
- CIGS. La domanda deve essere inviata entro 7 giorni dalla conclusione della procedura di consultazione sindacale. La richiesta va trasmessa telematicamente al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e alle Direzioni territoriali del lavoro.
- CIGD. La domanda deve essere trasmessa entro 20 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’orario. In caso di presentazione tardiva, la CIGD decorre dalla settimana precedente alla richiesta.
L’INPS o il Ministero del Lavoro valutano poi la richiesta, emettendo un provvedimento entro i tempi stabiliti dalla normativa.
Compatibilità della CIG con altre attività lavorative
Durante la CIG, un lavoratore può svolgere un secondo impiego, ma con alcune condizioni. La normativa prevede che l’orario complessivo non superi il limite di 48 ore settimanali, comprese eventuali ore straordinarie.
La compatibilità tra CIG e secondo lavoro dipende in ogni caso dalla sovrapposizione degli orari:
- Compatibilità piena. Se il nuovo lavoro viene svolto in orari completamente diversi da quelli dell’attività sospesa, il lavoratore mantiene il diritto all’integrazione salariale.
- Compatibilità parziale. Se gli orari si sovrappongono anche solo in parte, l’importo della CIG viene ridotto proporzionalmente.
- Incompatibilità. Se il nuovo lavoro coincide totalmente con l’orario in cui si sarebbe dovuta svolgere l’attività principale, il trattamento viene sospeso.
Come anticipato, dal 18 dicembre 2025 la comunicazione dell’inizio di una nuova attività, sia subordinata che autonoma, va inviata sia all’INPS sia al datore di lavoro che ha richiesto l’integrazione salariale.
Vantaggi e svantaggi della Cassa Integrazione
La Cassa Integrazione è un sostegno economico fondamentale per i lavoratori e le aziende in difficoltà. Tuttavia, la CIG presenta sia vantaggi che svantaggi.
Tra i principali vantaggi, garantisce un reddito ai lavoratori in caso di riduzione o sospensione dell’attività, evitando licenziamenti immediati. Questo permette alle aziende di affrontare crisi temporanee senza perdere personale qualificato, facilitando la ripresa.
Inoltre, la CIG offre una certa stabilità economica ai dipendenti. Questo permette loro di cercare nuove opportunità senza subire un’interruzione drastica del reddito.
Purtroppo, però, la Cassa Integrazione presenta anche alcuni svantaggi. Innanzitutto, l’importo della Cassa Integrazione è inferiore allo stipendio abituale, anche a causa del massimale INPS descritto sopra. Questo comporta una riduzione significativa del potere d’acquisto del lavoratore.
Inoltre, se la crisi aziendale si protrae a lungo, l’incertezza sul futuro può generare ansia e difficoltà nella pianificazione economica. Infine, per le aziende, la dipendenza prolungata dagli ammortizzatori sociali può rallentare l’adozione di strategie più sostenibili per la ripresa.
Cassa Integrazione e Formazione
La Cassa Integrazione non è solo un sostegno economico, ma anche un’opportunità per i lavoratori di aggiornare le proprie competenze. L’obiettivo è fornire strumenti concreti per affrontare il mercato del lavoro, sia rientrando nella propria azienda sia trovando nuove opportunità.
In particolare, i lavoratori beneficiari della CIGS sono tenuti a partecipare obbligatoriamente a iniziative formative o di riqualificazione professionale. La mancata partecipazione, senza giustificato motivo, comporta sanzioni proporzionali all’entità delle assenze:
- Assenze tra il 25% e il 50% delle ore previste. Decurtazione di un terzo della mensilità del trattamento CIGS.
- Assenze tra il 50% e l’80%. Decurtazione della metà della mensilità.
- Assenze superiori all’80%. Decadenza dal trattamento di integrazione salariale.
I corsi devono essere personalizzati in base alle competenze del lavoratore e prevedere un’attestazione finale o certificazione. Anche in questo caso, un software di gestione della formazione come Altamira Learning può semplificare il tracciamento della partecipazione ai corsi, riducendo il rischio di errori nella rendicontazione delle presenze richiesta dall’INPS.
Alternative alla Cassa Integrazione
La Cassa Integrazione è uno strumento utile per gestire le crisi aziendali, ma presenta anche diversi svantaggi. Per questo motivo, le imprese possono valutare soluzioni alternative che permettano di preservare i posti di lavoro.
Una delle opzioni più utilizzate è il Contratto di Solidarietà. Questo prevede una riduzione dell’orario di lavoro per i dipendenti, con una compensazione salariale parziale garantita dallo Stato. In questo modo, è possibile mantenere i livelli occupazionali e ridurre i costi per l’azienda senza ricorrere a licenziamenti.
Un’altra alternativa è rappresentata dai Fondi di Solidarietà Bilaterali di settore, istituiti per sostenere specifici comparti produttivi (ad esempio artigianato, credito o credito cooperativo). Questi fondi offrono prestazioni integrative, come indennità per la riduzione dell’orario di lavoro o finanziamenti per la riqualificazione professionale. Rappresentano lo strumento a cui un’azienda accede prima di ricadere, in via residuale, nel FIS.
Infine, le aziende possono implementare iniziative di welfare aziendale per supportare i dipendenti nei periodi di difficoltà. Misure come buoni spesa, servizi di assistenza familiare, sostegno psicologico o formazione gratuita possono infatti aiutare a migliorare il benessere dei lavoratori e favorire la ripresa.
Conclusione
La Cassa Integrazione è un sostegno fondamentale per i lavoratori, poiché garantisce loro un reddito anche nei momenti più difficili. Allo stesso tempo, offre alle imprese un aiuto concreto per superare i periodi di crisi. Grazie a questo strumento, infatti, le aziende possono evitare di ricorrere a scelte drastiche come i licenziamenti.
Questo equilibrio tra tutela e continuità aziendale è prezioso, ma spesso difficile da gestire, soprattutto perché le regole cambiano con una certa frequenza. Per gestirlo al meglio, perciò, è essenziale rimanere aggiornati sulle normative e sulle procedure vigenti. Solo conoscendo in dettaglio gli strumenti disponibili, incluse le opzioni meno note come il FIS, è possibile trovare soluzioni tempestive, salvaguardando sia le persone che le aziende.
FAQ: Domande frequenti sulla Cassa Integrazione
Cos’è la CIG e quali sono le sue tipologie?
La Cassa Integrazione Guadagni (CIG) è un ammortizzatore sociale che fornisce un sostegno economico. Viene attivata in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per cause indipendenti dalla volontà dei lavoratori. Le principali tipologie sono la CIG Ordinaria (CIGO), la CIG Straordinaria (CIGS) e la CIG in Deroga (CIGD). A queste si affianca il Fondo di Integrazione Salariale (FIS), che svolge una funzione equivalente per le aziende non coperte da CIGO e CIGS. Ogni strumento ha requisiti e durate specifiche.
Che differenza c’è tra CIG e FIS?
La CIG (nelle sue forme CIGO e CIGS) è riservata principalmente alle aziende industriali e ad alcuni settori specifici individuati dalla normativa. Il FIS, invece, copre i datori di lavoro esclusi da questo perimetro, come commercio, servizi e studi professionali, a partire da almeno un dipendente. L’importo e le modalità di calcolo sono sostanzialmente equivalenti tra i due strumenti.
A chi è destinata la CIG?
La CIG è destinata ai lavoratori dipendenti di aziende che rientrano nei settori coperti dalla normativa. Anche i dipendenti con contratti di apprendistato professionalizzante possono accedervi. I requisiti variano in base alla tipologia di CIG richiesta.
Quanto dura la CIG?
La durata della Cassa Integrazione varia in base alla tipologia. La CIGO può essere concessa fino a 13 settimane consecutive, con possibilità di proroga fino a 52 settimane in un biennio mobile. La CIGS ha una durata massima di 12 mesi in caso di crisi aziendale, che sale a 24 mesi per riorganizzazione aziendale o contratti di solidarietà, sempre in un quinquennio mobile. La CIGD viene concessa per un massimo di 12 mesi, in base alle normative in vigore.
Qual è l’importo della CIG nel 2026?
L’importo della Cassa Integrazione viene calcolato sull’80% della retribuzione lorda del lavoratore, entro un massimale stabilito dall’INPS. Dal 1° gennaio 2026, il tetto massimo è di 1.423,69€ lordi al mese, pari a 1.340,56€ netti dopo la trattenuta del 5,84% per il finanziamento dei contributi figurativi. Per il settore edile e lapideo, in caso di intemperie stagionali, il massimale è maggiorato del 20%. L’importo effettivo può comunque variare in base ad altri fattori, come eventuali redditi da altre attività.
È possibile lavorare durante la CIG?
Sì, ma con alcune limitazioni. Il totale delle ore lavorate non deve superare 48 ore settimanali, straordinari inclusi. Inoltre, dal 18 dicembre 2025 è obbligatorio comunicare l’inizio della nuova attività sia all’INPS sia al datore di lavoro che ha richiesto la CIG. Se il secondo lavoro si svolge in orari completamente diversi da quelli dell’attività sospesa, la CIG resta invariata. Se gli orari si sovrappongono anche solo in parte, invece, l’importo dell’integrazione salariale viene ridotto o sospeso.